Infiniti

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Infinitamente tremendo è pensare
che dal nulla vengo e al nulla andrò
che la coscienza di chi scrive ora
è semplice epifenomeno
di un universo in eterna evoluzione
dove niente è durevole
e tutto è destinato a macerarsi
e a disperdersi in miriadi di rivoli
senza più memoria alcuna.
E se qualcosa durevole appare,
come la vita nel suo insieme,
lo è solo perché schemi si ripetono,
come un’antica commedia
ma recitata da attori sempre diversi.
Ma infinitamente esaltante
in questa angosciosa consapevolezza
dell’effimera nonché unica esistenza
tra le mille altre disperse
nello spazio e nel tempo,
è il fissarsi su un fiore sbocciato
riempirsene gli occhi e il cuore
e lasciando lo sguardo scivolare al cielo
respirare forte
ma così forte da immergersi
nel moto dell’universo stesso
mentre crea nuovi attori e lascia indietro gli altri,
e indifferente al cambiamento pensare :
E’ il mio turno di essere. Adesso tocca a me!

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Un giorno di infinita Primavera

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Sempre si ripete
e ogni volta mi sembra un miracolo.

I giorni dalla tua ultima fioritura
scompaiono mentre mi perdo in te.
Così sei l’altra fioritura
e quella prima ancora.

Una eternità appena disturbata
dall’accidente del tempo
che ora è evanescente
soffocato com’è dalla bianca marea.

E i dolori e le perdite dell’ultimo anno
e gli errori e le vergogne
come anche gli orgogli
e i momenti lieti
son come lume di candela
contro la prepotenza buona del sole
e tutto svanisce in oblio.

E mentre ti ammiro
invidio.
Vorrei essere uno dei tuoi fiori
immemori della prossima caduta
che stanno lì, lieti e silenti tra gli altri fiori.
Immobile, anch’io silente
senza recare disturbo alcuno
a inebriarmi d’aria e di luce
fino allo stordimento,
a godermi la bellezza che mi circonda
e anche la mia.

Rifugi3

Talvolta è un sentiero di fiori
a Primavera, l’aria che profuma,
e tra gli arbusti di colori ornati
uccellini cinguettano
come nelle migliori fiabe.
Altre volte è un paesaggio innevato
bambini e grandi dai vestiti multicolori
aria di festa intorno,
malgrado le grida e le risa
il silenzio severo dei monti prevale
e come la coltre algida isola suolo e cielo
i dolori del mondo lievi e sommessi giungono
come eco estranee e lontane.
Queste come altre scene
sono il mio paradiso segreto
stanze di cui io solo ho la chiave
dove conosco colori e odori.
e mentre tutto cambia
quei luoghi sempre sono e saranno.
Almeno finché io sarò.

Sfogliando colori

Photo_Album

Quando distesi a cerchio sull’erba,
boccate di sigaretta e fragranza di fiori
tra i canti, il cicaleccio e semiserie diatribe
quella stretta di mano.
Ricordi?
Quel correr via subito d’occhi.
E al mare?
Ci si spingeva e rincorreva
come gocce di schiuma giocavamo nell’acqua.
E nei giochi fugaci contatti
come rubati.
E la sera,
quando smontati alla john wayne dai motorini
ancora canti e risa e sguardi d’intesa!
Belli a vederci: mazzolini di sorrisi
come i ciclamini di bosco.
Quei balenar di ciglia
come ali d’uccello
sprizzavano bagliori,
i silenzi… pregni di messaggi.
Mi chiedo se siano bastate
le gocce di secondi di una notte
per centellinare fino in fondo
la gioia di esserci amati.

La strage degli innocenti

Ultraprecise CPU
frutto di raffinate nanotecnologie
scandiscono i gesti
nelle città dei Titani.
Corrono motori supercatalitici
là dov’erano gli arbusti e le canne,
l’MP3 supplisce al canto degli uccelli
nella giornata scandita dai display.
E la notte disperde pulsioni
nella fibra di vetro,
quando si accendono i LED
e si spengono le stelle.
Così che in parabole e cavi, anziché in radure boschive,
si vorrebbe costringere l’orgia delle Menadi.
Ma quelle, negata la sacra danza,
la trasmutano ora in scomposta marcia,
il tirso sul ginepro è lasciato,
l’allegria trasformata in furore bestiale.
Timpani e tamburelli e flauti e nocche
non più estatiche movenze accompagnano
ma le oscene smorfie di quelle urlanti e digrignanti,
che traboccanti bava schiumosa, le artigliate dita protese
e lorde di sangue innocente, le vittime avvinghiano.
Squarciano pelli, fanno scempio di membra e di ossa
e roteando le pupille stravolte, prive del consueto senno,
agiscono gelidi orrori da terrifici mostri qual sono,
incuranti di gemiti e di grida

le tenere carni straziate lanciano al vento.
Intanto attorno volano droni.

 

Oasi

…e spaventato Dioniso nei flutti del mare s’immerse, Teti l’accolse in seno atterrito. (Iliade, Libro VI)

Messaggi ambivalenti
un’ermeneutica da scoprire
che ammiccano a universi profondi
che non posso afferrare.

E dentro,
dentro i messaggi del corpo
altrettanto ambigui
se pure seducenti
ma non posso tenerli
e mi rifugio nei sogni.

Eremo

Il cielo di oggiCome naufrago
dopo giorni e giorni
al legno abbarbicato
sballottato dall’onde
che tocca infine
il disperato lido
e lì si giace stremato
a godere il fermo suolo
e la promessa mantenuta di vita
così squassato dai turbinii emotivi
della calda stagione
da giorni e settimane
curo ferite
dell’ennesimo naufragio
nel silenzio e nel gelo
dell’eremo montano.
Sfumate tinte d’Autunno
come carezze all’anima
disciolgono i nodi del cuore
ma la pace interiore
quella ancora non c’è.

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