La strage degli innocenti

Ultraprecise CPU
frutto di raffinate nanotecnologie
scandiscono i gesti
nelle città dei Titani.
Corrono motori supercatalitici
là dov’erano gli arbusti e le canne,
l’MP3 supplisce al canto degli uccelli
nella giornata scandita dai display.
E la notte disperde pulsioni
nella fibra di vetro,
quando si accendono i LED
e si spengono le stelle.
Così che in parabole e cavi, anziché in radure boschive,
si vorrebbe costringere l’orgia delle Menadi.
Ma quelle, negata la sacra danza,
la trasmutano ora in scomposta marcia,
il tirso sul ginepro è lasciato,
l’allegria trasformata in furore bestiale.
Timpani e tamburelli e flauti e nocche
non più estatiche movenze accompagnano
ma le oscene smorfie di quelle urlanti e digrignanti,
che traboccanti bava schiumosa, le artigliate dita protese
e lorde di sangue innocente, le vittime avvinghiano.
Squarciano pelli, fanno scempio di membra e di ossa
e roteando le pupille stravolte, prive del consueto senno,
agiscono gelidi orrori da terrifici mostri qual sono,
incuranti di gemiti e di grida

le tenere carni straziate lanciano al vento.
Intanto attorno volano droni.